La vera libertà

Un estratto della meditazione mattutina di Papa Francesco a Santa Marta, 13 aprile 2018.

Nel parlato tante volte pensiamo che essere libero significhi fare quello che io voglio e tante volte; ma significa anche diventare schiavo, perché se quello che io voglio è una cosa che mi tiene oppresso dal cuore, io sono schiavo di quello, non libero.

Pilato pensava bene, a mente fredda, e si accorse che Gesù era innocente. Ma non è riuscito a risolvere il problema, perché non era libero, era attaccato alla promozione, gli mancava il coraggio della libertà perché era schiavo del carrierismo, dell’ambizione, del suo successo.

Il secondo esempio di libertà sono Pietro e Giovanni, che avevano guarito il paralitico, e adesso erano davanti al sinedrio. Il sinedrio alla fine li libera, ma li fa flagellare, anche se innocenti. Puniti ingiustamente, se ne andarono via dal sinedrio lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù. Questa è la gioia di imitare Gesù. È un’altra libertà: più grande, più larga, più cristiana. Pietro poteva andare dal giudice e fare causa contro il sinedrio e chiedere un risarcimento. E invece era gioioso, come Giovanni perché avevano sofferto in nome di Gesù. Forse ricordavano le parole di Gesù: “Beati voi, quando sarete insultati, perseguitati, a causa mia. Beati voi”. Erano liberi nella sofferenza, per seguire Gesù. E’ l’atteggiamento cristiano: “Signore, tu mi hai dato tanto, hai sofferto tanto per me. Cosa posso fare per te? Prendi, Signore, la mia vita, la mia mente, il mio cuore, tutto è tuo”.

L’uomo libero non ha paura del tempo: lascia fare a Dio, dà spazio perché Dio agisca nel tempo: l’uomo libero è paziente. La libertà non è impaziente, anzi, la vera libertà ha la pazienza di saper aspettare, di lasciar fare a Dio.

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