Fiori, api e… tanto miele!

Miele, tantissimo MIELE MILLEFIORI, come non ne avevamo mai visto!

È il regalo di quest’anno, inaspettato, delle nostre api all’Orto Botanico di Marzana.

Queste care amiche hanno a disposizione una grande varietà di fiori bellissimi, e per loro davvero succulenti, da cui succhiare il prezioso nettare; nel nostro Orto Botanico sembrano prediligere quelli di lavanda.

Abbiamo già pronti diversi vasi di miele millefiori da 1 Kg; chi fosse interessato ad averne qualcuno, può contattare i nostri UFFICI.

Ecco alcune nozioni che spiegano come nasce il miele.

Le api bottinatrici sono le api che si occupano della raccolta del cibo. Sono le api più anziane, che svolgono il mestiere più rischioso alla fine della loro vita, volando di fiore in fiore, sotto gli occhi di tanti predatori.
Di fiore in fiore succhiano il nettare con la loro bocca,
Il nettare è una sostanza zuccherina, una specie di sciroppo liquido e dolcino.
Le api lo aspirano con la loro “proboscide” e lo raccolgono in una cavità che si chiama borsa melaria, nel quale il nettare viene addizionato di enzimi. Sostanze che concorrono alla trasformazione del nettare in miele.
Tornate alla loro casa, le api bottinatrici passano il nettare alle prime api che si trovano all’ingresso dell’arnia. Queste api continuano il processo di trasformazione del nettare e infine stipano quel liquido in apposite cellette. Qui le api compiono il loro ultimo lavoro: con la temperatura alla quale viene mantenuto, ma soprattutto con la ventilazione, le api fanno in modo che parte dell’acqua evapori. Lo sciroppo diventa quindi più denso, più dolce e meglio conservabile nel tempo perché, grazie alla bassa concentrazione di acqua, l’elevata presenza di zuccheri e le particolari sostanze aggiunte dalle api, diventa un alimento nel quale non prosperano né batteri, né muffe, né lieviti.
Quando il miele è pronto e la concentrazione di acqua è sufficientemente bassa, le api concludono il lavoro “imbarattolando” a loro modo il miele: sigillano la celletta di cera nel quale è conservato con un piccolo tappo di cera (opercolo), un piccolo velo che permette al miele di non riassorbire umidità dall’esterno e di non rischiare di essere sporcato.
Solo quando è così conservato l’apicoltore può prelevarlo con tranquillità e, asportando gli opercoli che sigillano le cellette, estrarrà il miele per mezzo della forza centrifuga.

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